Industria 4.0: quali opportunità?

Macchine con operatore 4.0

Abbiamo visto, negli articoli dedicati ad Internet of Things (IOT) e Big Data, le principali (ma non le uniche!) tecnologie abilitanti per Industria 4.0. Vogliamo ora capire la loro portata rivoluzionaria ed il cambiamento al paradigma industriale in atto entrando nel dettaglio di cosa si intende per “Industria 4.0”.

Questo termine è stato introdotto qualche anno fa in un programma del governo tedesco di finanziamento ed aiuto alle aziende e ripreso dal Ministero dello Sviluppo Economico italiano per agevolare le imprese all’adozione delle tecnologie necessarie ad essere competitive su mercati sempre più dinamici. Ma perché si parla di “4.0”? Semplicemente per dare un vezzo di “versioning” informatico a quella che è ormai la quarta rivoluzione industriale: se la prima (vera) rivoluzione industriale si è avuta alla fine del 18° secolo con l’invenzione della macchina a vapore (con il regolatore di velocità di Watt ed il possibile impiego di forza motrice non di origine naturale), si può considerare come seconda rivoluzione l’elettrificazione della forza motrice (con l’impiego di motori elettrici) e l’uso di prodotti chimici e del petrolio ad inizio ventesimo secolo, mentre la terza si è avuta negli anni ’70 con l’introduzione dell’elettronica e del controllo numerico (quindi robot e macchine controllate da programmi, per l’esecuzione di compiti ripetitivi e predeterminati).

La pervasività delle tecnologie informatiche, con la connessione in rete di macchine, sensori ed attuatori, non limitata alla sola interconnesione di macchinari ma con il collegamento in rete anche di sistemi di calcolo oggi non presenti (si parla in questo caso di “Industrial IOT“) e la crescente potenza di calcolo, con la capacità di trattare enormi quantità di dati anche eterogenei fra loro (Big Data) sta portando ad un modello nuovo di produzione. Si può dire, infatti, che si sta ridefinedo il concetto stesso di fabbrica (o di industria) mediante l’uso di robot collaborativi (i COBOT) o di sistemi di predizione dello stato delle macchine (manutenzione predittiva) fino alla personalizzazione dei prodotti (passaggio da produzione di massa, in serie, alla produzione basata sulle richieste della clientela).

Vediamo allora alcune delle reali opportunità per le aziende (a prescindere dagli incentivi) e perché sono destinate a sparire quelle che non si adeguano:

  • maggiore competitività dei prodotti: mediante l’internet delle cose si potranno fornire funzionalità aggiuntive ai prodotti;
  • migliore qualità e minori scarti di produzione grazie alle reti di sensori e processi di supervisione in tempo reale;
  • maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up (mediante macchine assemblabili e riprogrammabili in funzione dei carichi di lavoro), riduzioni di errori e fermi macchina
  • minore time-to-market: grazie alle innovative tecnologie di prototipazione virtuale (mediante modelli matematici ed opportuni sistemi di simulazione) si passa rapidamente dal progetto alla produzione in serie
  • maggiore flessibilità, o scalabilità: sarà possibile produrre a piccoli lotti ma con i costi della grande scala.

Risulta palese che chi rimane ancorato a vecchi modelli di produzione o di businnes si ritroverà a perdere competitività su uno o più di questi punti e quindi prima o poi, in maniera lenta o più o meno traumatica, dovrà chiudere i battenti (magari dando la colpa alla globalizzazione, alla crisi o a qualche altro tipico alibi di chi non sa stare al passo con l’evoluzione tecnologica).

Avete pensato ad un possibile scenario 4.0? Io immagino un opificio in cui le richieste di prodotto sono prese in carico da un software di ottimizzazione che smista i carichi di lavoro alle differenti “linee”, in base a predefiniti criteri di priorità (o, anche, allo stato di usura delle macchine), in modo da mantenere un output costante. Ad esempio una richiesta imprevista che comporta un picco al carico di lavoro potrebbe essere gestita senza particolari problemi da un software che rialloca in automatico le risorse riprogrammando la produzione in orario notturno. E voi, come immaginate il futuro delle imprese con le nuove tecnologie? Avete già sperimentato? Ditelo nei commenti e condividete nel social che preferite!

 

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